Il giorno che gli inserzionisti aspettavano è arrivato: il 22 luglio OpenAI ha aperto ufficialmente Advertise in ChatGPT, la piattaforma self-serve che permette a qualsiasi azienda di creare campagne pubblicitarie dentro ChatGPT. Fino a ieri la pubblicità nel chatbot più usato al mondo era riservata a pochi grandi brand selezionati; da oggi c’è un Ads Manager vero e proprio, con budget, campagne e targeting gestibili in autonomia. È il momento in cui la pubblicità conversazionale smette di essere un esperimento e diventa un canale.

Cosa si può fare con il nuovo Ads Manager di OpenAI

La logica ricorda quella di Google Ads o Meta Ads Manager, ma con una differenza sostanziale: qui non si comprano parole chiave, si intercettano contesti di conversazione. La piattaforma permette di creare campagne, impostare budget e raggiungere gli utenti di ChatGPT in base a ciò di cui stanno parlando con l’AI, non solo a ciò che cercano. Se una persona sta chiedendo consigli per arredare il soggiorno, un brand di arredamento può comparire proprio in quel momento, dentro una risposta pertinente.

I primi casi: Best Buy, Lowe’s e VistaPrint

OpenAI ha accompagnato il lancio con i primi casi di studio: Best Buy, Lowe’s e VistaPrint sono tra i brand che hanno già testato la piattaforma. Il responsabile media di Best Buy ha descritto la scelta come il modo per incontrare i clienti “in quei momenti” di ricerca e decisione che ormai avvengono dentro una finestra di chat invece che in una barra di ricerca. È una fotografia perfetta del cambiamento: il percorso di acquisto si sta spostando dentro le conversazioni con le AI, e i budget pubblicitari lo stanno seguendo.

Perché è una notizia enorme (anche per le PMI)

Il punto chiave è la parola self-serve: non serve più un accordo diretto con OpenAI o un budget da multinazionale. Come accadde con l’apertura di Facebook Ads quindici anni fa, l’accesso in autonomia significa che anche aziende medie e piccole potranno sperimentare presto il canale, probabilmente con costi per risultato molto interessanti nella fase iniziale, quando la concorrenza è ancora bassa. Chi entra presto in un canale pubblicitario nuovo storicamente paga meno e impara prima degli altri.

Le cose a cui stare attenti

Non è tutto oro. La misurazione indipendente è ancora in costruzione: per ora gran parte dei dati di performance arriva dalla piattaforma stessa, e gli inserzionisti più esperti chiedono già verifiche di terze parti. Inoltre il contesto conversazionale è delicato: un annuncio fuori luogo dentro una chat personale rischia di essere percepito come invadente molto più di un banner. La creatività andrà ripensata per essere utile, non interruttiva.

Cosa fare adesso

Il consiglio operativo è muoversi in tre passi: capire se il proprio pubblico usa ChatGPT nelle fasi di ricerca (spoiler: quasi certamente sì), preparare contenuti e offerte adatte a un contesto conversazionale, e tenere pronto un piccolo budget di test per quando la piattaforma sarà disponibile anche in Italia. I canali nuovi premiano chi arriva preparato, non chi arriva per ultimo.

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